Ombelico\03 – Elisa Pella

A raccontare la sua famiglia oggi è Elisa. Non ci conosciamo di persona ma condividiamo un bel gruppo di mamme, di quelli che dovremmo avere tutte, aperto al confronto e conforto, non giudicante e quando serve pungente. Elisa ha una grande capacità organizzativa e di ascolto, e trovo sia speciale il modo che ha di vivere il suo essere genitore, con consapevolezza e serenità. 

Elisa e Niccolò + Emma, 3 anni e mezzo

Siamo una famiglia di tre persone.

Lo dico perché per me, la famiglia è sempre stata composta da quattro elementi, ma in questa nuova geometria, che non avevo immaginato, stiamo molto bene. C’è tanta condivisione, ma anche spazio per ognuno di noi. 

In questo momento stiamo lavorando entrambi da casa. Niccolò è giornalista, scrive di chef e ristoranti su Identità Golose e parla di musica a Radio Popolare. Io sono parent coach, tengo sessioni di due ore l’una con i genitori tramite Zoom e mi occupo di tutta la comunicazione del mio progetto, Il Genitore Consapevole. In tempi di zona rossa l’aiuto di mia mamma un paio di volte la settimana è fondamentale per riuscire a mandare avanti almeno gli aspetti improrogabili del lavoro. 

Siamo intercambiabili nella cura di Emma, ma abbiamo caratteri e modalità molto diverse e ci sono attività o momenti della giornata che ognuno, naturalmente, predilige. Io sono quella delle uscite al parco, dei weekend via (spesso partiamo solo io e Emma), dei giochi un po’ pazzi, degli esperimenti e delle attività artistiche. A Niccolò piace passeggiare con Emma (più che andare al parco hanno delle mete specifiche ma lo scopo per lui è camminare e chiacchierare), si occupa del bagnetto e spesso la porta all’asilo la mattina (o dalla nonna quando l’asilo è chiuso). La sera siamo sempre tutti insieme: cena, uno o due canzoni in cucina, preparativi, libri, buonanotte. 

Diventare mamma mi ha cambiata, mi ha messa davanti ai miei limiti e mi ha costretta a evolvere. Ho trovato un equilibrio ma ci ho messo tanto tempo. La routine è la mia alleata numero uno, insieme all’asilo e alla consapevolezza. 

A casa nostra cucina Niccolò. La cucina è il suo regno. Il cibo per lui è gioia, piacere, cultura. Golosità, identità e condivisione. Cucinare per lui è sia un atto creativo che un gesto d’amore. Lo vive con estrema serietà: è un momento di relax e di espressione di sé, per cui spesso la vive come un’attività molto personale. 

In cucina Niccolò preferisce essere da solo, e il motivo è quello che ho scritto sopra. Ovviamente fa eccezione per Emma, che accoglie sempre volentieri, ma condividono molto più facilmente il momento dell’assaggio che quello della preparazione. 

Mangiamo sempre tutti insieme. Il nostro atteggiamento a tavola è estremamente positivo: siamo sempre entusiasti del cibo, assaggiamo un sacco di cose diverse, mostriamo curiosità e apprezziamo in modo esplicito quello che ci piace. Emma fa tutto questo di riflesso. Mangia di tutto e con voracità. Il cibo per lei è sempre una festa. Quando non vuole qualcosa di solito accettiamo la sua scelta, ma le chiediamo sempre di assaggiare tutto. Questo significa che se un cibo non le piace, lo assaggerà nuovamente ogni volta che viene portato in tavola. Ci si abitua ai sapori per cui questo per noi è un passaggio fondamentale e lo accompagniamo con un linguaggio costruttivo tipo: stai imparando a mangiare i funghi, adesso non ti piacciono ma forse la prossima volta sì. Oppure, il sapore dei funghi è molto buono ma preferisci non mangiare i pezzetti, magari la prossima volta li tagliamo più piccoli. 

Quando andiamo al ristorante con Emma (cosa che amiamo molto fare, soprattutto a pranzo nel weekend), non chiediamo mai per lei pasta al pomodoro o cotoletta e patatine, ma scegliamo (o le facciamo scegliere) un piatto dal menu e poi le facciamo assaggiare i nostri. Una volta un cameriere ci ha proposto gli spaghetti al pomodoro per lei. Niccolò aveva ordinato spaghetti con ricci, lei ha risposto al cameriere: “No, li voglio anche io coi ricci.” Ha finito il suo piatto senza battere ciglio. 

Anche lei, come tutti i bambini, attraversa delle fasi, ci sono periodi in cui è più curiosa e altri in cui rifiuta le novità o sperimenta termini che sente dire da altri (non mi piace, che schifo…). La calma con cui rispondiamo a queste fasi aiuta a far sì che durino meno. 

Condividiamo il piatto in assoluto preferito di Emma, buonissimo e imprevedibile.

Mezze maniche cavolfiore e bottarga

  • 400 g di mezze maniche (come vedi mangiamo poco!)
  • Un cavolfiore di media grandezza
  • 2 spicchi d’aglio
  • 4 acciughe
  • Olio evo
  • Bottarga di muggine 
  • Timo
  • Origano

Pulire il cavolfiore, tagliarlo a tocchetti. Mettere il cavolfiore in un tegame capiente con poca acqua calda, a fuoco vivace. In un pentolino mettere i due spicchi d’aglio, tre cucchiai di olio evo, e le quattro acciughe: far rosolare gli spicchi e disfare le acciughe. Aggiungere l’olio con l’aglio e le acciughe al cavolfiore. Far cuocere il cavolfiore fino a che non sarà morbido (almeno 30 minuti) aggiungendo acqua bollente quando necessario, fino a ottenere un composto cremoso. Togliere gli spicchi d’aglio. Schiacciare il cavolfiore grossolanamente con un mestolo. Cuocere la pasta in acqua salata, scolarla al dente e mantecare nella padella del sugo di cavolfiore con olio evo. Servire nei piatti, grattugiando la bottarga su ognuno di questi, a seconda del gusto.

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