Ombelico\01

Cos’è ombelico? Ombelico è un desiderio, una necessità. In primo luogo una mia necessità. Ho bisogno di confrontarmi con quello che sta fuori, altre famiglie, la tua. Vedere le abitudini di ciascuno, diverse, imperfette e salvifiche. Scoprire e condividere i nostri disordini e i tentativi di tenere la situazione sotto controllo. Sentirci meno soli.

Voglio indagare nei ruoli della famiglia, come si prova a conciliare lo stare insieme, la preparazione e scelta dei pasti con gli impegni del quotidiano, che spesso ci riducono ad essere inesorabilmente di corsa. 

In poche parole, voglio entrare in casa tua e chiederti come stai.

Ma prima non posso che essere io ad aprirti le porte, perciò eccoti, benvenuto, se puoi lascia le scarpe in ingresso. 

Siamo Andrea e Francesca + Martino 4 anni e Romeo 6 mesi

Un Architetto e un’educatrice alimentare.

Siamo una famiglia in rincorsa, almeno ci sentiamo un po’ così. Sogniamo di vivere nel verde con ritmi più tranquilli ma forse non abbiamo ancora trovato il coraggio per farlo. Nati e cresciuti in città, il cambio non ci viene ancora troppo naturale e il momento storico non ci aiuta. Nel frattempo Andrea, architetto, lavora in un grosso studio con orari lavorativi impegnativi, non troppo comodi per chi ha dei bimbi e una famiglia. Io ho deciso di cambiare strada. Da architetto che ero, ho avviato il percorso di Sartù, con cui, un passo dietro l’altro, esploro il mondo dell’alimentazione unito a quello dell’infanzia, come un tutt’uno che si muove in modo più o meno scoordinato. 

Siamo diventi genitori, fortunatamente senza troppi pensieri e poi abbiamo scoperto che è una meravigliosa gioia e un grande caos. Oltre alla pazienza, la genitorialità ha smosso in ognuno di noi dei sassolini che avevamo dentro chissà da quanto e ci ha messo davanti a fragilità e incertezze reciproche. Ogni giorno impariamo, insieme ai bimbi, qualcosa di loro e qualcosa di noi. Nel mio caso mi sono sempre sentita mamma anche da bambina, ho avuto molte più difficoltà invece a riconoscermi come donna, con tutte le insicurezze e fatiche che questo ha comportato. La maternità mi ha messo davanti ad angoli impolverati di me a cui cerco di dare un po’ di luce.

Io ho sempre avuto però una certezza. Il cibo è un tassello importante per una famiglia, lo sarebbe stato nella mia famiglia futura come lo è stato in quella di origine. Se mi guardo indietro, ogni componente della mia famiglia si è preso cura degli altri attraverso la cucina. Io a mia volta ho nelle vene questo desiderio, ma per me il cibo non è solo quello cucinato. Con i bimbi parliamo di natura, gli facciamo conoscere l’origine, il profumo e il colore di quello che mangiamo. Cerchiamo di andare comprare frutta e verdura insieme ogni volta possibile. Raccontiamo storie sugli alimenti e condividiamo ricordi, cucinando. Andrea non ha così forte il legame con quello che mangia o ha mangiato, é sempre stato più uno che riempie la pancia velocemente e via. Insieme abbiamo riscoperto il piacere di preparare un piatto per l’altro, che scaldi il cuore e che trasmetta cura. Abbiamo dei figli molto energici e ci immaginiamo tutti insieme a vangare in un piccolo orto, fare passeggiate a raccogliere il frutto del nostro lavoro e cucinarlo insieme.

Come si può immaginare della cucina, in casa, mi occupo io. Non solo per il tempo, sono decisamente più presente, ma anche perché ho l’occhio allenato a vedere cosa c’è, cosa manca e come organizzare i pasti. Ho letto che la cucina deve avere un unico individuo di riferimento e sono d’accordo. E’ l’organo più complesso della casa e ci deve essere una regia, nel nostro caso la conduco io. Ma come ogni film che si rispetti gli attori sono fondamentali. Proviamo a muoverci tutti, ognuno con il suo ruolo e le sue competenze, non sopporto l’immagine di me, donnina anni cinquanta, che fa trovare tutto pronto. Ho cercato di organizzare lo spazio in modo che piatti e posate, ciotole e ingredienti base, siano accessibili a tutti, grandi e piccoli. Così tutti possono contribuire a caricare a svuotare la lavapiatti, apparecchiare la tavola e dare una mano per quanto si possa e si riesca.

Se ti stai immaginando che tutto ruoti fluido e senza intoppi, come un ingranaggio ben oliato ti stai per ricredere. Il momento della cena fino ad ora è uno dei più difficili di tutta la giornata. Mangiamo presto, per le sette massimo siamo a tavola. Arriviamo stanchi, tutti. Io sono spesso da sola perché purtroppo il papà arriva più tardi, ma posticipare sarebbe un autogol per tutti. Il bimbo di quattro anni non è mai stato interesso al nutrirsi, ci sono sempre state altre priorità per lui. Punta a risolversi il “problema” più in fretta che può o con mille distrazioni lungo il percorso. Mangia tutto senza troppe storie, ma pochissimo e tanto velocemente che quasi rimane il boccone di traverso, a me!

Dopo che mi sono accorta che i momenti dei pasti finivano con una sensazione di ansia da parte di noi adulti, ho provato a sviluppare dei meccanismi salva vita. Provo a preparare il più possibile tutto prima, in modo da scaldare quello che devo in rapidità e con altrettanta rapidità portare il piatto a tavola. Un po’ di verdura cruda per bloccare la fame e la noia dell’attesa e via si mangia. Proviamo a sparecchiare insieme ma spesso finisce che i piatti sono ancora a tavola quando i bimbi sono già a letto. Lì inizia il momento dei grandi, riordiniamo insieme e respiriamo, prendendoci un attimo per noi. 

Come vedi un bel caos, che spero migliori con l’età dei figli.

Fa decisamente più per noi il momento della colazione della domenica. Lì sì, siamo tutti insieme, rilassati, predisposti a condividere il momento della cucina. E così, pancake, spremute, caffè. Tutto un altro ritmo.

Il mio rapporto con il cibo oggi ha alla base la curiosità. Non è sempre stato così, ma quando ho iniziato ad approfondire il tema ci sono cascata con tutte e due le scarpe, come Alice nella tana del Bianconiglio. Non sono una cha mangia molto, ma mi piace sentire i sapori di quello che mangio; conoscere gli ingredienti, come cucinarli senza rovinarli, tornare ad una cucina poco elaborata e genuina. Non amo perdere tempo tra i fornelli, dietro a preparazioni lunghe e complesse, solo i lievitati riescono a tenermi occupata per ore. Preferisco di gran lunga un alimento poco trasformato, che conosco e riconosco. Mangiare in questo modo è appagante e non mi stressa. 

Il piatto che non sbaglia mai nel nostro caso è il minestrone, caldo, verde, con pasta e legumi. Ogni stagione cambia ingredienti e temperatura. Lo cucino prima e risolve tutto. Gli voglio bene

Dosi per 4 persone

  • 300g fagioli borlotti freschi puliti o 100g di secchi lasciati in ammollo 8 ore
  • 3 cucchiai olio extravergine di oliva
  • 2 carote
  • 1 porro
  • 200g broccolo
  • 100g bietole
  • 200g patate
  • 100g zucca pulita
  • 1,5L acqua fresca 
  • 2g sale grosso
  • 150g pasta corta tipo bricchetti
  • 2 cucchiai di pesto genovese
  • parmigiano reggiano grattugiato

Lava con cura le verdure, rimuovi le parti troppo dure o danneggiate e tagliale tutte più o meno della stessa dimensione. Ti consiglio non troppo grandi altrimenti avrai dei tempi lunghi e rischi si asciughi l’acqua.

In una pentola metti a scaldare due cucchiai d’olio, su fiamma media;  versa all’interno le verdure tagliate e mescola per far “sudare” tutti i vegetali. 

Aggiungi l’acqua e i fagioli, il sale e fai sobbollire, coperto per circa 25/30 minuti, rimescolando. Il tempo dipende dalla dimensione delle verdure.  

Ora puoi decidere se frullare o lasciare il minestrone a pezzi. Io normalmente sullo velocemente 2/3 della zuppa.

Rimetti tutto nella pentola, assaggia e regola il sale, se occorre aggiungi un po’ di acqua. Deve essere una crema liquida, così potrai cuocerci la pasta senza farlo asciugare troppo. Porta a bollore leggero e aggiungi i bricchetti. Poi aggiungi la pasta e falla cuocere il tempo necessario. 

A fuoco spento aggiungi il pesto e un cucchiaio di olio. 

Servi con il parmigiano a parte per i più golosi.

F.