Autosvezzamento allo sbaraglio.

Ero un po’ titubante ma alla fine ho deciso di mettere nero su bianco la mia esperienza e di scrivere questo post sullo svezzamento di Martino. Un po’ sento di averne bisogno, aiuta a fare ordine nelle cose e ripercorre i passi consapevolizza le scelte. Ormai è passato un’anno! Ammetto di essere arrivata al momento non molto preparata, anche volutamente. Attorno a me troppe campane diverse, come in gravidanza ho deciso di fidarmi di alcune persone scelte, che sentivo a me affini e così ho scoperto cosa volesse dire autosvezzamento. Autosvezzachè?!? Dirai tu. In pratica si tratterebbe di mantenere l’allattamento come pasto principale per il bimbo e nel frattempo avvicinarlo alla tavola dei genitori e assecondare le sue curiosità sui cibi, facendogli assaggiare ciò che gli passa sotto il naso e a cui lui mostra interesse. La teoria l’avevo acquisita, anche grazie al sostegno della pediatra e di un magico librino, che dava tutte le dritte necessarie. Nel caso ti servisse ti dirò di più. Dentro di me una vocina, che anche adesso si fa sentire persistente, che mi diceva “bè, se ci sono correnti di pensiero che vanno dal brodo di verdure -senza nemmeno le verdure dentro!- a far assaggiare ciò che mangiano gli adulti, vuole dire che regole ce ne sono poche! E allora vai!! Fai come ti senti e come ti viene!

Con Andrea abbiamo deciso di provare questa via, a me allattare è sempre molto piaciuto, sto pensando ora di smettere, ma questo è un altro capitolo, e in quanto a cibi salutari, per fortuna sulla nostra tavola non si fa fatica a trovarne. Sai, ho un po’ questa fissa del cibo, se non l’avessi capito.

Eravamo pronti a partire, che le danze comincino e via con gli assaggi!

I primi mesi sono stati divertenti, era bello vederlo scoprire nuovi sapori e consistenze. Subito è stato chiaro il carattere di Martino, direi che diffidente è l’aggettivo che più denota il suo approccio al cibo. Prima deve assaggiare e sa benissimo cosa ha voglia di mangiare e cosa no. Un giorno un alimento lo manda in brodo di giuggiole, e io illusa a pensare “grande! con questo siamo a cavallo!” e il giorno dopo niente, nemmeno lo assaggia. Questo ha creato qualche problemino… Al primo controllo con il pediatra, intorno ai nove mesi, il ragazzetto non aveva preso molto peso, ecco, io crisi. Come fare?! Dove sbaglio?! Eppure sto attenta a tutto!? Ero in loop, mai avrei pensato di trovarmi con questa sensazione di spalle al muro. Io sapevo che volevo allattare ancora e che sia io che lui non eravamo tipi da ricetta fatta e finita, farine pronte e omogenizzati, ma dovevamo trovare la nostra via.

Mi sono rivolta alla Leche League che in questa occasione mi ha tranquillizzato. Da qui ho iniziato a stare un po’ nel mezzo. Vero che l’autosvezzamento prevede di dare il cibo dalla tavola dei grandi ma Martino non manifestava grande interesse al riguardo. Così ho iniziato a preparare qualcosa ad hoc per lui da integrare con quello che passava nei nostri piatti. Finché aveva appetivo avrebbe mangiato ma non avevo intenzione di forzarlo. Ho sempre considerato il momento del pasto come un passaggio un po’ delicato, non volevo forzature, un po’ per evitare drammi un po’ perché ho sempre pensato che i bimbi siano perfettamente in grado di regolarsi da loro. Ma accidenti piccolo mio, ci vogliono due briciole per soddisfare il tuo appetito!

E così sono passati i mesi, serenamente. Mille progressi, qualche influenza, il primo anno festeggiato ed eccoci al nuovo controllo, il “tagliando”. Tutto bene, Marti bello, simpatico e sorridente ma questa curva del peso sale sempre poco. E così arriva lo spauracchio della celiachia, se la crescita dovesse rallentare occorrerà fare controlli. Va bene, esco, posso farcela, o no, di nuovo piccolo momento di stallo, che per fortuna passa con un rapido e sano confronto con mamme amiche, nella stessa situazione.

Intanto arriva la desiderata primavera, si mangia sempre poco, tetta sempre tanta, ma ammetto, mi piace, e curiosità verso il cibo sempre scarsa, ma non ne vedo il problema, assecondo e vado avanti. Finché arriva l’ennesimo tagliando, siamo a sedici mesi. Entro tronfia dalla pediatra, non facciamo altro che dire in casa di quanto Marti sia cresciuto, che è diventato lungooooo, insomma, per manina entriamo in studio, lo siedo sulla bilancia e niente, sempre poco peso. Niente panico, respira, zen. Ma amore mio, questi nove chili li vogliamo superareeeeeee!

E rieccolo, il tema celiachia ma in maniera un più pesante; le curve di crescita sono tutte un po’ in flessione, sicuramente non sarà, mi dice, ma meglio escluderlo e così esco mesta, con la mia ricetta per gli esami da fare nella mano e un macigno sullo stomaco. E così non c’è stato nulla da fare, sono ricaduta nel loop con tutte e due le scarpe, razionalmente sapevo reagire ma emotivamente no.

E  via con le mille domande. Dove sbaglio? Proprio io che mi interesso di alimentazione sana ed equilibrata non sono in grado di nutrire mio figlio e farlo crescere?! e via di seguito.

Sono rimasta colpita da come per una piccolezza, perché so benissimo che di questo si tratta, io sia caduta, la mamma che sono diventata è ancora molto alle prime armi è giusto accettarlo e dopo un bello sfogo di orticaria, mai avuta prima, abbiamo studiato un piano di battaglia.

Martino lo conosciamo noi, e solo noi sappiamo cosa, come e quanto mangi, primo punto certo. La risposta è ‘molto poco’. É giusto che un medico, di cui ho estrema fiducia, che soprattutto segue un percorso di svezzamento molto libero, abbia dei parametri di controllo e faccia presente possibili problematiche. Ma se posso evitare di sottoporre il mio piccolo a degli esami fastidiosi, perché diciamolo, sarà una banalità per noi, ma fare un prelievo di sangue ad un bimbo di sedici mesi sicuro non è una passeggiata, insomma se posso sondare prima altre vie lo faccio!

Quindi, Martino mangia poco, e lo abbiamo capito e inoltre mangia molto leggero, poco sale, grassi, carne, poco di poco. Altro punto certo! Inoltre ciuccia della grossa, il mio latte per quanto nutriente che sia, non è fatto per assolvere in toto la funzione di nutrimento anche solo perché, per fortuna, le poppate sono meno frequenti, ma avendo lui poco appetito può essere che sia ridotto ulteriormente dal latte nello stomaco? La mamma diceva sempre “non ti riempire d’acqua che poi non mangi più”, no?! Dubbi!! Io sono di costituzione esile e lui ha preso da me, siamo due acciughette e se vedo le foto di me alla sua età ero piccolina anche io, nonostante allattamento artificiale e alimentazione con omogenizzati. Inoltre quando assume glutine non abbiamo mai notato nessuna reazione di nessun genere, vero che variamo molto con i cerali ma le nostre pizze ce le siamo fatte con gusto. Il piano prevede quindi, pappe più sostanziose, se poco vuoi mangiare almeno che quel poco tenga a sugna. Faremo un po’ più le acrobazie per dargli da mangiare, senza stress ma con un po’ più di determinazione. Se poi anche dopo tutto questo il nanetto non dovesse crescere allora sonderemo altre vie, solo per escluderle.

Ma sono alcuni giorni che già stiamo cambiando atteggiamento e non so, a me sembra già più grosso, ahah forse è presto eh!

Spero si concluda presto questa fase, ho voglia di giocare di nuovo con lui con cibi diversi senza preoccuparmi che possa avere chissà cosa. Ho fatto di tutto per evitare di vivere male, sia io che lui, il momento della pappa. Ora però l’importante è che si cresca un pochino, entrambi, da punti di vista diversi. Ad ognuno il proprio percorso e ad ogni momento la giusta soluzione.

A volte la fatica prende il sopravvento ma poi lo guardo, cresce, magari non di peso ma cresce, è felice ed energico e mi sembra una bomba di gioia. Cosa posso desiderare di più?

F.

Approfondimenti e curiosità!

Autosvezzamento – dai genitori per i genitori
I medici di UPPA sullo svezzamento 

“Io mi svezzo da solo” di Lucio Piermarini
“Il mio bambino non mi mangia” di Carlos Gonzales

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